senza trolley

Non saprei dire se è questione di anni che passano e di energie che si smorzano ma da qualche tempo quando ho voglia di visitare qualche posto nuovo non ho la smania di partire per il Giappone o l’Australia o il Grand Canyon. Mi basta prendere l’auto e fare qualche chilometro, che di posti nuovi e belli ce ne sono tanti anche vicino a casa. Oggi sono andata a Brescello perchè ero curiosa di vedere da vicino la piazza di Don Camillo e Peppone, poi Sabbioneta con le sue antiche mura, la pianura mantovana avvolta dalla nebbia e pioppeti fotografati di corsa dall’auto. Nebbia e pioppeti saranno anche monotoni  dopo un po’ ma a me non stancano mai. Alla trattoria da Ginen a Belforte ci sono piatti tipici con il luccio, il pesce gatto, le rane fritte, le cotiche coi fagioli, la trippa. Roba d’altri tempi che di fianco al listino dovrebbero mettere pure le calorie. Il fiume Po visto dai ponti, gli argini con le garzette, i paesi con le casette dai colori pastello, la frazione Quattrocase che un po’ tutti i paesi ce l’hanno, i cimiteri dai cancelli imponenti manco fossero ville hollywoodiane, il Tropical Bar nel centro del paesino rimasto fermo agli anni 60. Ci riflettevo, in auto, che a me del Giappone e dell’Australia e del Grand Canyon non interessa più tanto e sono questi luoghi e queste nebbie che mi toccano da vicino e pure dentro. Forse sono rassicurazioni, forse la ricerca di luoghi “che san di casa mia”, forse la scoperta di un esotico che è dietro l’angolo. Oppure, come diceva Proust, ad un certo punto della vita è sufficiente avere occhi nuovi e nessuna valigia.

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