perchè in spiaggia leggo poco

Nel grande borsone estivo Jonathan Franzen si blocca a pagina 64 e non certo perchè sia poco interessante.

Ad un certo punto alzo gli occhi dalla pagina e vedo il massaggiatore cinese che si aggira per gli ombrelloni con un cappello di bambù mentre il venditore nero ha il vestito stampato nei colori africani, il turista tedesco beve una lattina di birra ed è un tale clichè che vorrei offrirgli un Chinotto, il papà che si sforza di fare una enorme buca di sabbia e poi la figlia disinteressata e aggiungo ingrata se ne va con l’amichetta, una donna di pelle nera distesa ad abbronzarsi su un asciugamano leopardato e a me sono sempre state simpatiche le donne nere che si vestono con fantasie tigrate o leopardate perchè mi sembra una specie di riscatto delle loro origini, il marito che legge Auto d’Epoca e la moglie Novella 2000, la bella ragazza bionda con i brufoli sulle chiappe e io penso che ogni tanto c’è un po’ di giustizia a questo mondo, ragazzi con tatuaggi tribali che temo nel ritorno del cannibalismo, canotti enormi che sembrano scialuppe di salvataggio e occupano spazio come un miniappartamento, un nano, il ragazzo che urla per il cocco bello e vorrei comprarlo ma poi penso alle norme igienico-sanitarie e all’Asl che mi sgrida, il venditore di radioline e bastoni per selfie che è vestito con pantaloni lunghi e una camicia pesante e mi chiedo come possa sopportare tutto questo caldo, tre signore piuttosto anziane impegnate ad abbronzarsi con il bikini e ripenso a mia nonna che dopo una certa età ha sempre indossato i suoi eleganti copricostume di cotone leggero a fiorellini, bambine con gambe lunghe magre e io che mi diverto ad immaginarle a 40 anni con i fianchi larghi e la cellulite sulle cosce, la bimba che piange perchè non trova la mamma e mentre io cerco di aiutarla mi chiedo la prendo per mano o i bambini degli altri è meglio non toccarli?

Che storie magnifiche si leggono in spiaggia.

 

 


 

 

 

 

 

 

facciamola girare

Ero distesa sul lettino nella saletta del pronto soccorso e guardavo la flebo bianca che rilasciava goccine trasparenti. Era un’immagine poetica, avrei voluto fotografarla. Sarà stato l’effetto del Levopraid, avvertivo il tempo dilatato, una morbidezza nei Contorni del Mondo, una lentezza conciliante. Guardavo la flebo e intanto avevo un sorriso stampato in faccia, da ebete.

Mi piace la saletta del pronto soccorso, tutti sono gentili, premurosi e mi fanno sentire coccolata. Poi c’è questo odore di disinfettante che in qualche modo è un odore famigliare, i colori tenui del verdino e del giallino, l’andirivieni degli infermieri che fanno sembrare una casa aperta a tutti. Mi dispiace persino non avere nulla di grave, mi sento di aver fatto perdere tempo a persone così interessate alla mia salute.

Poi al CUP c’erano cinquanta persone prima di me e mi chiedo perchè solo quattro sportelli aperti, quindi subito a lamentare ecco la famosa malasanità. Ma se ripenso al pronto soccorso e alla sollecitudine nel trattare i miei sintomi, l’accuratezza nel monitorarmi il polso, i sorrisi rassicuranti, la simpatia, la precisione nel dare il responso, mi dico che esistono ancora persone gentili, persone che fanno girare il mondo oliandolo di premurosità e di attenzione.

E non è vero che sono gentili perchè sono pagate o perchè si tratta di un ospedale, anche alle Poste sono pagate eppure si incontrano scorbutici e polentoni. L’animo buono non è prerogativa di alcuni settori.

Alla fine, tutta questa gentilezza che assorbo insieme alle goccine della flebo mi sento di diffonderla al Cosmo intero: all’imbranato che guida male, alla fila nel negozio, in una risposta al lavoro, nel tono di un’email.

Ci sono malattie da combattere con gli antibiotici, ma l’unico virus che farebbe bene a girare e a diffondersi è quello della Amabilità.

 

Un’ampia paletta cromatica

Sono in banca, in fila alla cassa. Nell’attesa mi guardo intorno: una signora anziana con la gobba, una ragazza di colore con le treccine, un uomo di mezza età con ciabatte che andavano di moda negli anni ’80,  un ragazzo con i capelli alla moicana.

Certo che la gente è proprio strana.

Comincio a fare un elenco di tutte le persone che conosco.

 

C’è il prete che è inciampato in una storia d’amore, la ragazza che ha adottato un bimbo down, l’amico religiosissimo che mai avrei pensato si separasse, quello diventato frate infine sposato. Poi amici ciccioni, amici magrissimi, amici bassi, amici passati attraverso storie difficili, amici che hanno fatto scelte impegnative, amici che si spendono per il sociale, amici che non trovano l’Amore, amici stravaganti, amici creativi, amici lontani.

Chi ama il jazz, chi è intellettuale, chi è in giro per il mondo, chi è omosessuale, chi ha i tatuaggi, chi non si accontenta ed è alla continua ricerca, chi parla tanto, chi parla poco, chi ha un carattere anarchico.

 

L’elenco è lungo e potrebbe proseguire ma questo mi basta per riflettere quanto sia abbondante di diversità la mia vita e quanto sia importante mantenerla tale. Le storie sono le più disparate e non voglio cedere ai giudizi, ai pregiudizi, alle limitazioni, agli stereotipi perchè sono certa di poter diventare una persona ricca solamente grazie alla varietà del genere umano, con tutte le sue scelte del caso, che siano i capelli alla moicana o uno stile di vita alternativo.

E poi anche i tamarri, a mio avviso, possono essere molto simpatici.

 

 

 

 

 

 

Prendere e Lasciare

Questa settimana ho saputo che il cassiere delle mia banca verrà trasferito.

E’ un uomo di mezza età, molto gentile, che ha sempre seguito la mia azienda con professionalità e anche simpatia. Non è facile trovare persone che nel rapporto professionale ci infilano anche un po’ di umanità e di umorismo, il lavoro non deve per forza essere sempre una faccenda seriosa.

Comunque riflettevo che questo cassiere molto probabilmente non lo vedrò mai più, viene trasferito in una filiale fuori città quindi le probabilità che io possa nuovamente incontrarlo sono veramente basse, direi quasi nulle.

Improvvisamente mi sono sentita triste per l’ irrevocabilità della situazione: “mai più” è un tempo lungo, che lascia l’amaro in bocca.

Dopo ho pensato a tutte le persone che incontriamo lungo il cammino, che fanno con noi un pezzo di strada. Persone  che conosciamo, con cui ci scambiamo parole e frammenti di vita, con cui ci confrontiamo. Persone alle quali apriamo il nostro cuore, altre che abbandoniamo presto perchè non nelle nostre corde.

Penso alle tante relazioni che si intrecciano al nostro percorso, fili più o meno lunghi, più o meno forti. Fili che trovo bellissimi, emozionanti e sempre più penso alla vita come ad un viaggio, con tante strade che si incontrano, che si affiancano, che si incrociano.

Penso, allora, alla necessità di essere viaggiatori dalla mano tesa e aperta, dal sorriso pronto all’accoglienza, con la valigia leggera per far spazio allo scambio. L’arricchimento che nasce dal raccontarsi le reciproche avventure, disponibili all’ascolto,  pronti ad aprirsi per fondere i personali percorsi e far nascere, alla fine, nuove direzioni.

La vita può avere sapore solo grazie agli incontri, solo se sapremo prendere e lasciare ogni volta con rinnovato stupore e gratitudine.

Anche il mio cassiere, dunque, che ringrazio per tutte quelle volte che mi ha comunicato il saldo del conto in attivo.