Tenere imperfezioni

Questi sono i bastoncini dei ghiaccioli che mio figlio lascia in tavernetta alla sera.

Il cestino dove buttarli è pressapoco a tre metri dal divano ma lui, essendo maschio e adolescente, non è capace di allungarsi. Probabilmente penserà che, dotati di vita propria, si alzeranno e andranno a gettarsi da soli.

Un po’ come quegli oggetti (calzini, mutande pulite, chiavi di casa, raccoglitore di fatture…) che gli uomini non trovano anche se posizionati davanti ai loro occhi: li vedi frementi nella ricerca e con la segreta speranza che ciò che stanno cercando si getterà nelle loro braccia urlando “Eccomi!… cieco che non sei altro!”.

Fino a qualche giorno fa questi legnetti sparsi per la stanza mi procuravano un gran nervoso, perchè ero quotidianamente costretta a raccoglierli o ad impartire ordini urlanti a mio figlio.

La scorsa mattina stavo uscendo di casa, ho allungato la mano nel gesto di afferrarli ma mi ha fermato un pensiero: “Quelli sono i bastoncini di mio figlio”.
Un’illuminazione che ha riversato su quei legnetti secchi un improvviso amore materno, trasformandoli da pattume a simboli del legame madre-figlio.
Sono uscita di casa senza buttarli e suppongo siano ancora là, probabilmente a quest’ora saranno diventati tre o quattro. 

La sera stessa ho guardato il caos di casa con un occhio diverso e ogni oggetto fuori posto è diventato armonico, segno di un passaggio disordinato ma vivo. 

Non lo sono io perfetta, figuriamoci se lo deve essere casa mia.