verso l’infinito e oltre

Ci sono scrittori che sanno portare sulle loro pagine quegli stati d’animo che io, da lettrice-comune-mortale, sperimento nella quotidianità ma che difficilmente so esprimere a parole, e quando li incontro su carta avverto sempre quella sensazione di stupore anche-io-provo-questa-cosa! Ammiro questi scrittori quanto quelli che sanno portare la mia fantasia, e quasi pure il mio corpo, lontano dalla stanza in cui sto leggendo.

Poi ci sono scrittori complicati e leggerli è una sfida per la limitata capacità dei miei neuroni, soprattutto quando il romanzo o il racconto assomigliano più ad un trattato di psicologia.

In questo momento, ad esempio tanto per citarne uno, sono alle prese con David Foster Wallace i cui libri, tre, giacevano inermi sul mio comodino da molti mesi. Non ricordo quale concatenazione di eventi abbia ridato vita a quei tre libri ma qualche giorno fa, con coraggio o testardaggine, dipende da come si guarda, li ho ripresi in mano.

Ora posso dirlo: David W.F. è geniale. Cioè, a me sembra proprio un genio, una persona che doveva avere un’intelligenza così portentosa che probabilmente era pure un peso portarsela addosso. Tipo sobbarcarsi la salvezza del mondo intero. E’ un vero peccato che ci abbia lasciati orfani di tanta sovrabbondante bellezza (stesso dicasi per Raymond Carver che vorrei tanto poter resuscitare).

Ci sono, in generale, libri che sono come mangiare patatine fritte: provocano un immediato godimento, se ne percepisce la piacevolezza con estrema facilità. Poi ci sono libri che sono come mangiare le verdure: si sa che fanno bene alla salute ma ingoiarle richiede un impegno titanico. David W.F. è come le verdure, o come lo jogging alle sei del mattino o come la visita dal dentista: io SO che ne trarrò beneficio, ma solo DOPO una grande fatica.

Leggere David W.F. è, infatti, faticosissimo, richiede una concentrazione al di sopra di ogni immaginazione e non è escluso che debba rileggere la stessa frase svariate volte prima di coglierne il senso. L’esperienza mi provoca una insolita pressione intracranica, mi fa precipitare in abissi di infinita introspezione (una sorta di autoipnosi analitica), stimola un logorroico dibattito fra i miei vari IO grazie alle pagine farcite di pensieri così meravigliosamente intricati e profondi.

Tuttavia, nonostante questi preoccupanti sintomi psico-degenerativi, io amo David W.F. non solo perché è dannatamente sfidante per le mie capacità (e Dio solo sa quanto io ami le sfide) ma soprattutto perchè quando i miei poveri neuroni si illuminano di comprensione, in quel preciso istante è come essere toccati dalla Sacra Divinità del Geniale Intelletto.

(fra un libro e l’altro ammetto di dovermi rilassare con le etichette dei detersivi)

 

 

quel mettere il naso

Oggi mi è stato fatto notare che leggo molte biografie.

Ci ho pensato un attimo, ho scorso con la memoria gli ultimi libri letti durante questi giorni festivi, poi quelli letti nell’ultimo anno e ho convenuto che è vero: ultimamente leggo solo biografie.

E dire che una volta divoravo romanzi con la voracità di un T-Rex a digiuno quaresimale.

Non saprei identificare il momento in cui i miei gusti letterari sono passati da Patricia Cornwell a Louise Bourgeois.

Amavo perdermi fra Jeffery Deaver, Douglas Preston, David Baldacci, Sophie Kinsella (ogni tanto qualcosa di leggero era necessario) ma anche un Vasco Pratolini e una Margaret Mazzantini.

Di alcuni autori stranieri ho ancora vergini diversi volumi, parcheggiati nella cesta ikea a prendere polvere. Dovrei darli via perchè sono certa che non li leggerò mai, ma solo il pensiero di separarmi mi rende triste: è come staccarsi da un pezzo del proprio passato.

 

Se guardo agli scaffali della libreria ora leggo titoli con Duchamp, Willem de Kooning, Mario Schifano, Marina Abramovich, Mark Rothko, Lucrezia de Domizio Durini, Francis Bacon, Maurizio Cattelan, Ambroise Vollard, Grazia Neri, Edna O’Brien, Giosetta Fioroni, Simone de Beauvoir…

Curiosare nella vita di certi personaggi è arricchente e stimolante, è una condivisione intima, come entrare nel confessionale ed essere messi a conoscenza di segreti e misteri, percorsi tortuosi, sfide complesse, successi e fallimenti sempre in grande stile. La normalità non esiste per certe persone.

Sarà questo che mi attrae in certe biografie: storie di lotta, di passioni forti, destini che non si uniformano.

Molto meglio sognare a questi livelli che fantasticare nel solito poliziesco. Tanto il colpevole è sempre il maggiordomo.

 

Pittura, Fotografia & company

Hai la passione per l’Arte? Che sia pittura, fotografia o altra roba strana?

C’è la bellissima collana Biografie della casa editrice Johan & Levi da cui attingere cultura e ispirazioni.

Suggerisco di cominciare con Marchel Duchamp, che per me è stato un autentico momento di rivelazione e svolta. Dopo di lui, tutto il resto.

“Nel 1920 ho deciso che ne avevo abbastanza di essere un solo individuo con un nome maschile; ho voluto cambiare il mio nome per cambiare, soprattutto per i readymade, per creare un’altra personalità di me stesso, capisce, cambiare nome, semplicemente.”

 

Francis Bacon, se ami i personaggi geniali dalla vita decisamente tormentata, i bassifondi londinesi e gli eccessi.

“L’esistenza è già di per sé banale, tanto vale tentare di farne qualcosa di grandioso.”

 

Piero Manzoni, il piccolo italiano rivoluzionario, e non solo per la cacca in scatola ma per un istinto di originalità.

“Non l’opera è il cardine della questione, ma l’energia intellettuale e creativa dell’autore del quale essa è emanazione.”

 

Mario Schifano, un groviglio di genialità e personalità intricata in un periodo storico cruciale, dove tutto sembrava, e forse era, possibile.

“…Mario sembrò materializzarsi come Mandrake il mago, attirando su di sé tutte le attenzioni. Lo guardai e gli chiesi da quanto tempo era lì. Mario mi guardò malizioso e mi fece l’occhiolino. “Baby, io non sono qui.” E scomparve.”

 

Robert Rauschenberg, grande sperimentatore, una biografia che si estende a quegli anni americani proficui di artisti (vedi Jasper Johns e company).

“Faccio quello che faccio perchè la pittura è il miglior modo che ho trovato per andare d’accordo con me stesso.”

 

Willem de Kooning, il piccolo olandese testardo e geniale per cui l’arte era una questione di carattere, non solo di stile.

“Bisogna cambiare per rimanere uguali.”

 

Marina Abramovic, se hai abbastanza pelo sullo stomaco per le sue performance. Una vita che è un’avventura ma sempre a grandi livelli.

“Gli artisti si ispirano sempre a qualcosa. E allora perché cercare un’ispirazione di seconda mano? Ho sempre preferito andare alla fonte.”

 

Georgia O’Keeffe, una delle prime donne pittrici ad affermarsi, personaggio eccentrico e con grande carattere. Una pioniera dal tocco leggiadro.

“Ci sono cose che vogliamo dire, ma dirle è piuttosto snervante.”

 

Dopo tutte queste biografie, il tuo percorso artistico non sarà più lo stesso.