la verità, nient’altro che la verità

Qualche giorno fa telefono a Martina, educatrice di un centro per ragazzi adolescenti disabili. Buongiorno Martina, mi servirebbero informazioni. Una telefonata delicata, un po’ impacciata perchè a spiegare la disabilità ci sono tanti termini e ancora non ho capito quali siano i migliori. O forse ciascuno ha i suoi, creati a misura della propria situazione.

Handicappato pare non essere più politically correct, anche se poi alla fine l’operatore ecologico resta sempre uno spazzino.

Diversamente abile lo trovo lunghissimo, peggio di un codice fiscale. E poi mi sembra di sruffianare un po’. Cioè,  te lo infiocchetto per bene ma il succo è che sei handicappato.

Disabile mi esce meglio, è breve ed identifica subito il problema. Anche se a pensarci bene siamo tutti disabili in qualcosa, ma meglio non fare troppa filosofia.

Speciale mi piace, è carino, delicato, sembra di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Portatore di handicap è serioso, una roba imponente che sa di Prescelto: Tu Sei Il Grande Portatore Di Handicap E Salverai La Terra.

Invalido mi ricorda uno zoppo, o uno che s’è fatto male in fabbrica. Fa molto certificazione burocratica.

Minorato assomiglia a ritardato, oppure mongoloide che si diceva quando eravamo bambini. Probabilmente questi termini non esistono nemmeno più nella Treccani.

Poi c’è la lunga sfilza dei diversonon ci arriva, è un poverino, svantaggiato, sfortunato.

Quante parole abbiamo a disposizione! Noi che pensavamo di essere in svantaggio  invece abbiamo un vasto assortimento di vocaboli, definizioni, concetti, sinonimi, sfumature da inserire sul biglietto da visita.

Che sfortuna quelli che devono accontentarsi di un banale sono normale.

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vita dura per i teneri di cuore

Oggi la mamma di un compagno di scuola di mio figlio – nove anni – si è lamentata che mio figlio ha dato un bacio sulla bocca di sua figlia, che ci è rimasta male e si è messa a piangere.

Generalmente i genitori si lamentano che mio figlio ha dato un calcio, un pugno, una spinta, ha detto qualche parolaccia, ha graffiato.

Bisognerebbe conoscerlo mio figlio, per avere un quadro completo delle sue problematiche che non è per giustificarlo ma per comprendere le motivazioni di certi suoi comportamenti, ma oggi questa storia del bacio la trovo proprio buffa.

Ora mi aspetto che qualche genitore venga a lamentarsi che mio figlio ha respirato. Una cosa gravissima.

 

 

 

 

i panni stretti

Tendenzialmente non auguro del male a nessuno, nemmeno alle persone più cattive o stronze. Quello del lanciare condanne  mi sembra un atteggiamento presuntuoso, un po’ come elevarsi a giudice morale. Ho l’armadio pieno di difetti ed errori che preferisco astenermi dal misurare i difetti e gli errori degli altri.

Ma vi è una tipologia di persone che da un po’ di tempo non digerisco e che mi stimola pensieri acidi: i genitori arroganti.

 

I genitori arroganti sono quelli che non vedono l’ora di giudicare i figli altrui, che si permettono altisonanti pareri educativi, che hanno sempre pronta una linea guida per tutti, che si allargano dentro a realtà famigliari senza conoscerne le dinamiche.

 

A volte accade che i figli altrui siano bambini con addosso storie difficili e oltre alle storie hanno pure dei limiti, che trasformano in un percorso ad ostacoli il loro inserirsi nel mondo. Sono bambini scomodi, bambini rompiscatole, bambini che non stanno fermi, spesso arrabbiati, frustrati, incompresi. Sono bambini che obbligano noi adulti a rivedere le modalità relazionali ed educative, che portano fuori dal tran tran comodo della tabellina imparata a memoria e dei pantaloni sempre puliti.

 

Questi genitori arroganti, che invece hanno figli costruiti bene, venuti sù senza spigoli, si meriterebbero un bambino scomodo.

Non dico sempre, non dico per tutta la vita, diciamo giusto qualche giorno.

 

Farebbe bene, a questi genitori arroganti, sperimentare i ritardi di apprendimento, gli handicap fisici, gli insuccessi scolastici, le lungaggini burocratiche, i tentativi falliti, i pregiudizi delle altre famiglie, i limiti di certi educatori.

 

Dopo qualche giorno in questa dimensione parallela che è il mondo del “non sono perfetto ma accidenti non è colpa mia”, imparerebbero a guardare questi bambini scomodi con occhi diversi, imparerebbero a vedere il bicchiere mezzo pieno di una diversità che, anche per i loro figli senza spigoli, diventa ricchezza.

Scoprirebbero che ad alcune persone serve una mano tesa, piuttosto che un dito puntato.