Fatica sprecata

Sarà che ho sempre detestato i pregiudizi e le etichette che oggi mi sforzo di non fermarmi al primo sguardo. Mi sforzo di non fare un battesimo su due piedi.

E anche la mia fotografia ultimamente sembra prendere questa strada. Del non detto, dell’intravisto, dell’oltre, dell’indefinito, del “può essere tante cose”.

Io restitiusco il mio lavoro e lo lascio andare, poi ciascuno vi troverà ciò che vuole.

E così è anche con noi stessi: ci offriamo, e gli altri vedranno ciò che vogliono vedere.

Tanto non ci si prende mai.

 

La mappa del tesoro

Un giorno, invece, con aria trionfante Braquaval disse a Degas:

“Credo di aver finalmente trovato il mio stile”.

E Degas: “Come sarei seccato, io, se avessi trovato il mio!”.

 

La ricerca del proprio stile non è un’avventura da poco.

Quasi quasi sarebbe meglio non trovarlo mai… sai che noia dopo.

 

 

 

 

(brano tratto da “Memorie di un mercante di quadri” di Ambroise Vollard)

 

 

Una risata mi seppellirà

Sono in preda ad una crisi fotografica.

Vabbè che fra crisi esistenziali, crisi d’identità o crisi di panico sono sotto ogni  3×2, ma nelle ultime settimane sono alle prese con dubbi artistici.

In un momento di profondo sconforto ho chiesto ad un amico: “ma io, che ci devo fare con la mia fotografia?”. E lui: ” l’unica risposta possibile: DIVERTIRTI!”.

 

eh eh eh..vecchio diavolo, ho pensato io.

 

Una bella risposta davvero. Perchè  in un solo colpo ha fatto un falò di termini come dettagli tecnici, strumenti di fruizione, visibilità, condivisione, digitale e analogico, veicolatori di idee, cultura dell’immagine e via dicendo.

Divertirmi con la fotografia, una bella sfida.

 

Dai, mi piace. E se provassi anche ad allargarla alla Vita?

 

 

 

 

 

 

 

Una vita di cemento

Con la fotografia si entra nella vita degli altri. 
Guardo i loro scatti, attimi di quotidianità, vacanze, amicizie.. e a volte mi imbatto in istantanee di tale leggerezza che viene da invidiarle. D’istinto penso ai casini della mia vita, al rancore che covo per certi torti subìti, alle relazioni incancrenite che non riesco a risolvere, al lavoro che non decolla nonostante gli sforzi, alle ingiustizie, ai colpi di sfiga.. e mi sembra di non pensare ad altro, di vivere sempre e solo condizionata da queste negatività.

Sarà per questo continuo farmi carico di ogni singolo tassello di esistenza per curarlo al meglio, il non lasciare nulla al caso, la prevenzione contro i contrattempi, la presa che non molla, il lisciare ogni piega, il continuo aggrapparmi a ciò-che-non-va-e-che-invece-sarebbe-dovuto-andare.

Anche io voglio quelle istantanee di leggerezza, anche io voglio comparire in foto che rido, in pose strambe con la lingua in fuori, con un cappello buffo in testa, ad essere abbracciata da amici, le foto storte e sgranate per quel furto d’attimo spensierato.

Non la voglio più una vita di cemento.




 

Clic!

Ho partecipato ad un concorso fotografico dove le foto si votano attraverso il tasto MI PIACE di Facebook. Entro nella galleria dei partecipanti e noto le differenze di classifica: chi ha 299 voti, chi 78, chi 325.

C’è anche chi non ha voti, o chi ne ha solo 4, o è a quota 2.

Ho guardato le foto di questi poveracci e devo dire che non sono mica da buttare via, i voti contrastano la bellezza delle immagini.

E allora, siccome mi piace fare il bastian contrario, ho dato un voto a chi è ultimo in classifica.

Mi immagino la faccia di chi entra nella galleria e si vede passare da 0 a 1.

“Qualcuno mi ha votato!” penserà sorridendo.

A volte è sufficiente un tasto per elargire felicità. :)