A.A.A. cercasi

Sto lavorando sul prossimo numero di Avventura, rivista scout per ragazzi fra gli 11 e i 16 anni, dove il tema è la felicità. Essendo parte del team degli illustratori dovrei disegnare vignette che trattano di felicità.

Non facile parlare di felicità agli adolescenti. Soprattutto quando sei adulto e sai che il tema non è proprio alla portata di tutti nè di tutti i giorni, non puoi farci una favoletta teorica ma nemmeno un trattato di pessimismo.  Mi concentro, leggo su wikipedia il concetto di felicità, guardo alla mia vita, guardo a quella degli altri, amici che in questo momento non brillano di vite felici…

Stamattina esce un post su facebook di Bukowski: “La gente fa finta di essere felice perché ha paura di mostrarsi infelice”. Partiamo bene.

Su La Lettura, inserto del Corriere, c’è un articolo che parla dello scrittore Malamud, trafiletto: “La felicità è pericolosa. Non provarci nemmeno ad essere felice. Qualsiasi felicità conquistata, qualsiasi sogno lungamente coltivato, ti si torcerà contro.” Di male in peggio.

Poesie di Alda Merini? Meglio di no. Un raccontino di Pessoa? Passo la mano. Qualche capolavoro di Sylvia Plath? Ehm…

In effetti mi sembra di essere circondata più da tentativi di felicità che da vittoriose conquiste.

Poi stamattina mio figlio di nove anni esclama: “sono felice!” e io chiedo “perchè sei felice?” e lui risponde “perchè oggi si mangia la pasta con il tonno!”.

E allora io mi chiedo se noi adulti siamo a volte zoppicanti e insoddisfatti perchè ricerchiamo una felicità enorme, massiccia, potente, di quelle che sembrano un gigantesco meteorite che ci debba colpire frontalmente, mentre ad un bambino di nove anni basta un piatto di minestra.

Con queste vignette sulla felicità mi sono impegolata per bene.

La domanda giusta

Quale felicità c’è ora nella tua vita?

 

C’è una felicità che è un leggero sottofondo musicale, una delicata melodia, un benessere instillato nel profondo. Riscalda come il sole tiepido delle domeniche di settembre, l’atmosfera che sa di rilassatezza. Potrebbe cadere il mondo che non te ne frega nulla perchè tu hai dentro quella quiete e niente di smuove, niente di tocca.

 

Poi c’è la felicità che fa saltare il cuore, come al rumore dei fuori d’artificio. BUM! TAM! I battiti fanno un balzo che ti sembra di uscire dal corpo per la tanta energia che rilascia. Ti si rizzano quasi i capelli e trattieni a stento un sorriso che diventa come un riflesso automatico. Le mani tremano, sudano, si ingarbugliano i mille pensieri, è quasi un dolore fisico.

 

C’è la felicità misteriosa, che arriva inaspettata. Sei in auto, vai al lavoro, c’è la fila in tangenziale e senza capire quale strano labirinto abbiano percorso i tuo pensieri ti senti improvvisamente invadere da una profonda calma, come se avessi fatto pace con il mondo intero, con i tuoi difetti, con i tuoi tanti casini. Non t’importa più nulla se non quel pensiero a cui resti aggrappata fintanto che dura, anche lo spazio di pochi secondi.

 

C’è la felicità che sembra parvenza di felicità. La avverti sfumata, timida, a pezzi e ti chiedi se sia davvero felicità perchè non la riconosci. Pensi che dovrebbe farti battere il cuore ma invece ti lascia indecisa, dubbiosa e con l’amaro in bocca perchè vorresti qualcosa di più forte, di più corposo.  Quasi quasi preferiresti un’infelicità che spezza il cuore piuttosto che quell’oscillante condizione ma poi ti accontenti, pensando che la felicità ha tante sfumature e l’importante è che qualcuna di queste sfumature ti tocchi l’anima.

 

Perdonami, forse all’inizio ho posto la domanda sbagliata.
C’è una felicità ora nella tua vita?

 

 

 

Clic!

Ho partecipato ad un concorso fotografico dove le foto si votano attraverso il tasto MI PIACE di Facebook. Entro nella galleria dei partecipanti e noto le differenze di classifica: chi ha 299 voti, chi 78, chi 325.

C’è anche chi non ha voti, o chi ne ha solo 4, o è a quota 2.

Ho guardato le foto di questi poveracci e devo dire che non sono mica da buttare via, i voti contrastano la bellezza delle immagini.

E allora, siccome mi piace fare il bastian contrario, ho dato un voto a chi è ultimo in classifica.

Mi immagino la faccia di chi entra nella galleria e si vede passare da 0 a 1.

“Qualcuno mi ha votato!” penserà sorridendo.

A volte è sufficiente un tasto per elargire felicità. :)

 

 

Toc toc. Chi è?

Ho capito una cosa.

O perlomeno, mi pare di averla capita. Mi tengo aperta la porta del dubbio.

Ho capito che la felicità non è una roba massiccia che arriva dall’alto e ti sommerge completamente come una sorta di beatificazione eterna.

E’ piuttosto come la linea dell’encefalogramma, fatta di linee e picchi.

La felicità arriva a sprazzi, a getti, a momenti improvvisi e con intensità diverse: c’è quella acuta che accellera il cuore, quella più moderata che lascia stampato un sorriso per alcuni minuti. Poi quella blanda che crea un sottofondo di appagamento che può durare anche qualche ora, quella che lascia un’impronta in memoria e che richiami quando ti senti un po’ giù.

Di certo non è uno stato continuo nè un obiettivo che possiamo prefissarci, con lo slogan “ricerco la felicità”.

La felicità, io credo, è soprattutto una botta di culo e quando arriva bisogna riconoscerla e tenersela stretta.