Il bivio

Recentemente ho visto il film sulla vita di Margaret Thatcher, una donna che conoscevo poco.

Non voglio entrare nel merito del suo indirizzo politico nè ho la capacità di giudicare il suo operato, semplicemente rifletto sull’immagine, colta nel film, di una persona che nelle sue scelte è stata mossa  da una forte ambizione e dal desiderio di voler “realizzare qualcosa di importante.

 

“Non voglio morire lavando tazzine”.

 

Ovviamente in ogni sfida c’è sempre un qualcosa che si perde lungo la strada, e molto spesso una donna che sceglie il successo professionale rinuncia (o è costretta a rinunciare) al focolare domestico, con relazioni che facilmente si tramutano presto in un campo minato.

Ciò che il film mi ha lasciato è un profondo dubbio su queste scelte di Vita e la domanda, insistente e fastidiosa: sappiamo sempre valutarne le conseguenze?

 

Quando saremo vecchi sapremo abbracciare, con tutto il suo peso, il frutto del percorso intrapreso, anche quando sarà amaro o insufficiente?

La vita, vista attraverso gli occhi anziani, potrebbe riservare amare sorprese e pesanti rimorsi.

 

Quante donne si rivedono in un’esistenza che chiede scelte difficili, che addossa un Destino importante ma pesante da sostenere quotidianamente?

 

Il bivio di una scelta può non essere così arduo in confronto al prezzo che si sarà pagato alla fine di quel cammino intrapreso.

 

P.S. la prossima volta guardo un cartone animato

 

 

 

 

 

Le (non) logiche femminili

Difficile scrivere di dinamiche relazionali fra uomo e donna, si rischia di scatenare una guerra dei sessi.

In questi giorni, però, mi è capitato di riflettere sul senso di colpa che noi donne proviamo nelle relazioni con gli uomini.

Quando un rapporto non va, la prima domanda che ci poniamo è sempre “cos’ho fatto?”.

Seguono in classifica “cos’ho detto” e i negativi “cosa non ho fatto/cosa non ho detto”, una  serie di dilemmi nei quali sprofondiamo per giorni facendoci venire un fegato grosso così e un male al cuore che a momenti ci guardiamo la maglietta per controllare che non stiamo davvero sanguinando.

In un momento di lucidità mi sono chiesta perchè sempre questa rincorsa al vittimismo, questa propensione a calpestarci l’autostima con domande feroci e pure inconcludenti.

Non potremmo girare la frittata e sentirci a posto con la coscienza, prendendo in considerazione che forse sia l’altro ad aver fatto/detto qualcosa? (o non aver fatto/detto qualcosa). Perchè ci può benissimo stare che sia l’altro a sbagliare, che sia l’altro a rendere difficile la relazione, magari ad essere uno stronzo e basta. Questo addossarci sempre e subito una responsabilità di fallimento è sminuente della nostra dignità e della nostra forza interiore, oltre che rientrare nel negativismo cosmico che ci porta dritte nell’esagerato pessimismo-depressivo tipico di noi donne.

Lo so, è difficile cambiare noi stesse, che arriviamo spesso da percorsi tortuosi e con vissuti tormentati con le figure maschili della nostra vita. E’ difficile perchè l’Amore è l’impalcatura che sorregge il castello e faremmo di tutto pur di preservarla intatta. Di tutto, persino sentirci colpevoli per sbaglio con certe non-logiche che solo noi donne sappiamo inventarci.

 

 

 

Solidarietà femminile

La scorsa mattina aspettavo il mio turno nella saletta d’attesa per la mammografia.

Io e altre donne con età e abbigliamenti dei più diversi: la ragazza giovane vestita moderna, la signora con la pancetta stritolata in una tuta aderente, la mora alta vestita di maglia elegante e stivali neri.

Tutte in rigoroso silenzio ma con un rumore assordante riflesso negli occhi: speriamo andrà bene.

“Si prende il numero?”

“Chiamano loro?”

“Io ho l’appuntamento alle nove, e lei?”

In quella saletta l’aria è solo apparentemente rilassata ma in realtà tutte sappiamo che una ad una verremo chiamate, andremo dentro, ci spoglieremo, resteremo mezze nude in mezzo ad una grande stanza, davanti ad un macchinario che ci schiaccierà le tette fino a farci male, mentre una signora dai modi gentili ci scatterà foto che tutte speriamo verranno bene.

Ma bene bene, cioè nitide e senza sorprese tipo macchie, ombre strane o zone fuori fuoco.

 

Poi ci rivestiremo e passeremo nella stanza a fianco, dalla dottoressa che prima ci palperà delicatamente e poi con gel e sonda ci scruterà a fondo.

Sono momenti dove aspetti in silenzio il verdetto, dove rigetti persino l’idea di fare la battuta scema “che sesso è?” mentre guardi il video dell’ecografia, dove ti affidi all’esperienza di chi ti guarda negli occhi e racconta. Provi un moto d’affetto per questa persona che si sta prendendo cura della tua salute mentre tu, invece, l’ultima autopalpazione l’hai fatta forse cinque anni fa. Sono una bestia, ti dici in quei momenti.

 

Poi esci, rivestita alla bell’e meglio perchè tanto ti sistemerai nella saletta, infilando velocemente le carte in borsa.

La ragazza prima di me va via, salutando con un “In bocca al lupo a tutte” e io, in quel momento, le voglio bene.

In una saletta d’attesa, alle nove di mattina, si vive la solidarietà femminile.

 

 

 

Il menù

Ho un’amica, una donna che ammiro per la grande personalità e forza.
Ci incontriamo una mattina e la trovo di poche parole, fortemente arrabbiata, la tensione che gela il mio sorriso sfoderato per la felicità di vederla.

Sono furibonda! esclama lei con un piglio che mi riporta ai grandi casini che, so, è costretta a sopportare in famiglia e al lavoro.

Oggi penso a lei e mi chiedo quante donne, seppur forti e coraggiose e tenaci, siano costrette ad ingoiare quotidiane dosi di amarezze, senza potersi svincolare da certi percorsi malati nei quali la vita le ha gettate.

In un ipotetico Ristorante Della Consapevolezza, queste donne si siederebbero al tavolo e il cameriere porgerebbe loro l’elegante menù:

 

Delicato Antipasto di Sogni e Desideri

Bis di Realtà Cruda e Certezze Amare

Cocente Delusione adagiata su un letto di Tristezza

Rotolo di Ingiustizie 

Rabbia e Frustrazione al Vapore

Dolcetti di Disistima e Sfiducia ricoperti da una glassa di Disillusione

Il tutto annaffiato da una Malinconia con leggero retrogusto Tengo Duro e Vado Avanti 
 

Attente, donne, a non porgere al cameriere la famosa domanda: “Cosa consiglia lo chef?”

Perchè la risposta potrebbe essere: “Un’altra vita”.