Controcorrente

La casa della mia amica Betty è un piccolo nido accogliente, gli spazi non sono grandi e l’arredamento è curato nei dettagli ma senza troppa pignoleria. Per casa ci sono figli e gatti ma è sempre tutto ordinato. Ci sono tutti quegli oggetti che molte donne amano e che gli uomini definiscono inutilità, o simpaticamente “raccogli polvere”. Mensole laccate di bianco con candele profumate, quadretti per le foto decorate col decoupage, cuoricini in legno che pendono dal soffitto, le pareti sono dipinte in tinte pastello a contrasto, le credenze contengono tazzine e piattini romantici posate su ripiani coperti da tovagliette di pizzo.

Quando entro mi sento avvolta di poesia e di dolcezza, che è poi la stessa impressione che si ha quando si conosce Betty. Ha modi gentili, una voce a tratti sussurrata e collane estrose al collo che sottolineano una femminilità da manuale. Per me Betty è sempre stata Donna con la D maiuscola e un po’ l’ho sempre invidiata, ma un’invidia buona, che definirei più ammirazione. Io che ai saldi ho finalmente comprato gli anfibi neri che desideravo da tempo.

Betty è come i suoi cuoricini di legno e le tovagliette ricamate, arrossisce quando parla in pubblico e anche se è una ritardataria cronica si fa perdonare per la sua presenza leggera e spensierata. E’ come se vivesse su nuvole di ninnoli.

Impossibile per me non fare un confronto, e ogni volta ne esco ammaccata. Perchè in casa mia ci sono documenti di lavoro e avvisi di scuola sparsi sul tavolo a fare da promemoria, post-it attaccati alla porta della cucina a ricordare che il mercoledi si porta la frutta per merenda, chitarre dislocate in salotto perchè l’adolescente non ha un suo studio di registrazione, camicie da stirare per la gita, scarpe da ginnastica alla rinfusa in tavernetta. Il disordine è come la siccità nei paesi africani: avanza senza far rumore e si fatica a contenerlo.

Quelle rare volte che indosso una collana mi si impiglia nel telefono, metto il rossetto e si sbava in pochi minuti, il fard evapora magicamente nel tragitto dal bagno alla camera, i collant si smagliano appena salgo in auto, indosso i tacchi e al lavoro devo spostare pesanti cartoni. Eppure mi metto d’impegno, penso a Betty e se ce l’ha fatta lei posso farcela pure io.

Ma credo che si possa far poco per contrastare la propria Natura. Se le cose non arrivano naturalmente, non ha senso forzare la mano. C’è un tempo per fare i salmoni, e un tempo per fare le cozze.

 

in cucina non ci sto

Oggi pensavo a Eva nell’Eden, e questa cosa della colpa per aver preso una mela mi sta un po’ qui.

Lasciamo perdere religione e simbologia, quello che mi infastidisce è che sia stata scelta la donna per incarnare la figura di ladra e tentatrice.

Poi non meravigliamoci se nei secoli a venire abbia dovuto sgomitare per riscattare la propria figura, subendo ingiustizie da ogni parte.

E oggi non è che la situazione sia migliore, saremo pure nell’era tecnologica ma l’essere umano rasenta, a volte, lo sviluppo intellettivo dell’Homo Erectus.

Le generazioni purtroppo imparano molto lentamente, servono esempi e testimonianze forti ma pare radicata nel nostro DNA la convinzione che la donna, come tante altre categorie quali omosessuali, neri ed handicappati, sia un essere inferiore.

Si si, sembra la solita lamentela femminista ma la realtà sta in poche parole: negli ambiti famigliare e lavorativo la donna è ancora penalizzata e svalorizzata, secoli di cultura maschilista pesano sulla schiena e la bilancia è ancora decisamente a suo sfavore.

Se Eva con quella mela ci avesse voluto fare una torta per il marito, sarebbe stata sicuramente giustificata.