Vabbè, pazienza

Tendo a gettarmi di corpo nelle mie decisioni, preferisco il rimorso al rimpianto.

Penso: meglio mangiarsi le dita per una frase o un gesto di troppo, che rovinarsi il fegato a vita per quell’attimo mancato.

Detto ciò, è comunque lungo l’elenco di occasioni che ho perso o che sono sfuggite mio malgrado ma sono abbastanza soddisfatta di non vantare grandi desideri.

Probabilmente in molti vorremmo rivedere (o vedere) Parigi, tornare ad indossare una taglia 44, buttarci in una notte di eccessi svegliandoci il giorno dopo freschi come rose.

Ci sono esperienze che se capitassero non farebbe schifo, ma personalmente ora preferisco desiderare piccole soddisfazioni che, forse data l’età, si trasformano in grandi vittorie: i cinque minuti lenti per un cappuccino, l’evitare il raffreddore questo inverno, sapere i propri figli sereni e via dicendo.

Se però il Genio della Lampada passasse sotto casa mia adesso, gli lancerei un fischio per farlo salire e gli chiederei di risolvermi quel piccolo tarlo che rode.

Perchè lo voglio ammettere che, se proprio potessi esprimere qualcosa di grosso, ecco, vorrei tanto aver avuto anche una figlia.

In certe giornate, di quelle un po’ malinconiche in stile “colori autunnali e tazza di the fumante”, mi capita di divagare col pensiero e immaginare che con una figlia femmina avrei parlato di com’è essere donna, le avrei riportato la mia testimonianza, le avrei narrato di battaglie, ferite e vittorie.

Avremmo parlato di rispetto della femminilità, di intelligenza, di coraggio, di autostima, di relazioni, di scelte controcorrente, di valore del sé.

Avrei tramandato un sapere femminile attraverso un’esperienza che sarebbe divenuta dono per le generazioni future.

Riportare tutto ciò ai miei figli maschi è un compito arduo, una vera sfida.
Lo devo fare, sapendo di parlare a chi sta “dall’altra parte della barricata”, con il rischio di restare una madre (donna) incompresa, di veder sminuite le mie battaglie o, peggio, di non trovare un terreno fertile dove far crescere un certo tipo di sensibilità.

Vabbè, pazienza. Lo so che il Genio non passerà, quindi è meglio che mi metta d’impegno.

E comunque lo ammetto: con una figlia femmina avrei giocato un po’ anche con la Barbie e non sempre e solo a calcio.