Le (non) logiche femminili

Difficile scrivere di dinamiche relazionali fra uomo e donna, si rischia di scatenare una guerra dei sessi.

In questi giorni, però, mi è capitato di riflettere sul senso di colpa che noi donne proviamo nelle relazioni con gli uomini.

Quando un rapporto non va, la prima domanda che ci poniamo è sempre “cos’ho fatto?”.

Seguono in classifica “cos’ho detto” e i negativi “cosa non ho fatto/cosa non ho detto”, una  serie di dilemmi nei quali sprofondiamo per giorni facendoci venire un fegato grosso così e un male al cuore che a momenti ci guardiamo la maglietta per controllare che non stiamo davvero sanguinando.

In un momento di lucidità mi sono chiesta perchè sempre questa rincorsa al vittimismo, questa propensione a calpestarci l’autostima con domande feroci e pure inconcludenti.

Non potremmo girare la frittata e sentirci a posto con la coscienza, prendendo in considerazione che forse sia l’altro ad aver fatto/detto qualcosa? (o non aver fatto/detto qualcosa). Perchè ci può benissimo stare che sia l’altro a sbagliare, che sia l’altro a rendere difficile la relazione, magari ad essere uno stronzo e basta. Questo addossarci sempre e subito una responsabilità di fallimento è sminuente della nostra dignità e della nostra forza interiore, oltre che rientrare nel negativismo cosmico che ci porta dritte nell’esagerato pessimismo-depressivo tipico di noi donne.

Lo so, è difficile cambiare noi stesse, che arriviamo spesso da percorsi tortuosi e con vissuti tormentati con le figure maschili della nostra vita. E’ difficile perchè l’Amore è l’impalcatura che sorregge il castello e faremmo di tutto pur di preservarla intatta. Di tutto, persino sentirci colpevoli per sbaglio con certe non-logiche che solo noi donne sappiamo inventarci.

 

 

 

Il menù

Ho un’amica, una donna che ammiro per la grande personalità e forza.
Ci incontriamo una mattina e la trovo di poche parole, fortemente arrabbiata, la tensione che gela il mio sorriso sfoderato per la felicità di vederla.

Sono furibonda! esclama lei con un piglio che mi riporta ai grandi casini che, so, è costretta a sopportare in famiglia e al lavoro.

Oggi penso a lei e mi chiedo quante donne, seppur forti e coraggiose e tenaci, siano costrette ad ingoiare quotidiane dosi di amarezze, senza potersi svincolare da certi percorsi malati nei quali la vita le ha gettate.

In un ipotetico Ristorante Della Consapevolezza, queste donne si siederebbero al tavolo e il cameriere porgerebbe loro l’elegante menù:

 

Delicato Antipasto di Sogni e Desideri

Bis di Realtà Cruda e Certezze Amare

Cocente Delusione adagiata su un letto di Tristezza

Rotolo di Ingiustizie 

Rabbia e Frustrazione al Vapore

Dolcetti di Disistima e Sfiducia ricoperti da una glassa di Disillusione

Il tutto annaffiato da una Malinconia con leggero retrogusto Tengo Duro e Vado Avanti 
 

Attente, donne, a non porgere al cameriere la famosa domanda: “Cosa consiglia lo chef?”

Perchè la risposta potrebbe essere: “Un’altra vita”.