Questione di andatura

Oggi ero ferma alla rotonda della zona industriale, fremente di arrivare a scuola per ritirare lo scolaro. Davanti a me una vecchia Fiat Uno bianca, con una evidente ammaccatura nel portellone posteriore e vari segni, graffi di storiche avventure.

La sua partenza era lenta e anche l’andatura, una volta superata la rotonda, era decisamente in stile moviola calcistica; l’autista era una ragazza con occhiali modello fondo di bottiglia e un aspetto di quelli che noi donne di mondo battezziamo come “sfigato” (manco fossimo noi delle eccellenze in fatto di bellezza/intelligenza/saggezza e via dicendo).

Lo ammetto, il primo pensiero è stato un “DAI-MUOVITI” a lettere maiuscole, e l’ho superata con un rombo che per un diesel è tutto dire.

Mentre scorrevo sulla tangenziale, però, è passata la rabbia ed è sopraggiunto un pensiero di tenerezza verso questa ragazza che si trovava a guidare un’auto vecchia e scassata in una realtà, quella della strada, che è divenuta come una giungla e se non sei un predatore fai la fine della timida gazzella.

Ho rivisto mentalmente la sua vecchia Fiat Uno bianca con l’ammaccatura e l’andatura lenta, riflettendo, con una metafora, che la strada è come la società.

Ci sono i macchinoni giganti e orgogliosi, le quattro ruote motrici, i cambi automatici e i gadget di lusso, ma ci sono anche le vecchie Fiat Uno, le Panda color verde acido e le Clio vecchio modello.

Sulla strada, come nella vita, ci sono i potenti che vanno veloci e ci sono i poveretti che sono costretti ad accontentarsi di una velocità entro i limiti.

Qualcuno ha detto, però, che gli ultimi…