e invece

Martedi mattina mi è successa questa cosa che un po’ si è stampata dentro e ancora mi fa riflettere. Avevo lasciato Mateo a scuola e stavo andando al lavoro, ero lungo una via del centro, un po’ stretta, e là davanti vedo una persona camminare in mezzo alla strada. Le auto gli passano a fianco e il mio primo pensiero, partito col pilota automatico, è stato “chi è quell’imbranato che cammina sulla strada”. Arrivo vicina, lo affianco, abbasso il finestrino e gli dico “mi scusi ma sarebbe meglio che camminasse sul marciapiede perchè qui ci sono le auto ed è pericoloso.”

Si volta un signore anziano, ma molto anziano, con la faccia tutta rugosa e gli occhi rossi di quel rosso che sa di stanchezza, vestito bene col cappotto, e mi dice “la ringrazio di cuore ma sul marciapiede avevo paura di scivolare” e così io guardo il marciapiede bagnato ricoperto di foglie umide e in quel momento mi si illumina il cervello.

Sono andata al lavoro con due pensieri: che ancora una volta avevo giudicato una persona senza conoscerla (l’imbranato) e che le situazioni a volte non sono come le immaginiamo (il marciapiede bagnato). Sono andata al lavoro provando un po’ di vergogna, pensavo di fare una buona azione e invece ho ricevuto una grande lezione. Touchè.

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