mi serve un post-it

Avevo l’appunto mentale che oggi ci sarebbe stato, in un paesino della bassa padana, un mercatino artigianale molto carino che avevo già visitato in altre edizioni e siccome era una bella atmosfera creativa sono partita dopo pranzo e ho affrontato, con un abbiocco incipiente, stradine solitarie e silenziose.

Il 27 novembre alle due di pomeriggio non c’è nessuno in giro ed è anche questo il bello, che si può andare ad un velocità di lumaca e intanto far poggiare lo sguardo sulla campagna, sui casolari abbandonati, sui tralicci che sembrano tante croci su un Calvario padano, sulle villette ristrutturate da poco che hanno colori sgargianti.

Le vie hanno nomi di partigiani, alcune villette espongono al cancello la bandiera italiana in stile americano, si susseguono paesi dai nomi caratteristici come Gavello e Tre Gobbi, lungo la via delle Valli ci sono gheppi appoggiati sui fili, edicole religiose con lumini e un bel fiocco rosa di una bambina appena nata, il bar di paese frequentato da vecchi o da cinesi.

E’ bello perdersi qui, anche se avrei bisogno di un caffè, anche se la domenica pomeriggio è fatta per la tuta e il divano ma nella frenesia della settimana il ritmo lento della pianura che ti contagia a mo’ di virus fa bene al battito cardiaco.

Arrivo al paesino e scopro che il mercatino artigianale non è oggi ma sarà la prossima domenica.

Sosta nel parcheggio desolato. Penso. Minuti in silenzio.

Riprendo la via del ritorno, mogia mogia, guardando la foschia in arrivo, e non capisco se sia sulla campagna o sulla mia memoria.

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