la verità, nient’altro che la verità

Qualche giorno fa telefono a Martina, educatrice di un centro per ragazzi adolescenti disabili. Buongiorno Martina, mi servirebbero informazioni. Una telefonata delicata, un po’ impacciata perchè a spiegare la disabilità ci sono tanti termini e ancora non ho capito quali siano i migliori. O forse ciascuno ha i suoi, creati a misura della propria situazione.

Handicappato pare non essere più politically correct, anche se poi alla fine l’operatore ecologico resta sempre uno spazzino.

Diversamente abile lo trovo lunghissimo, peggio di un codice fiscale. E poi mi sembra di sruffianare un po’. Cioè,  te lo infiocchetto per bene ma il succo è che sei handicappato.

Disabile mi esce meglio, è breve ed identifica subito il problema. Anche se a pensarci bene siamo tutti disabili in qualcosa, ma meglio non fare troppa filosofia.

Speciale mi piace, è carino, delicato, sembra di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Portatore di handicap è serioso, una roba imponente che sa di Prescelto: Tu Sei Il Grande Portatore Di Handicap E Salverai La Terra.

Invalido mi ricorda uno zoppo, o uno che s’è fatto male in fabbrica. Fa molto certificazione burocratica.

Minorato assomiglia a ritardato, oppure mongoloide che si diceva quando eravamo bambini. Probabilmente questi termini non esistono nemmeno più nella Treccani.

Poi c’è la lunga sfilza dei diversonon ci arriva, è un poverino, svantaggiato, sfortunato.

Quante parole abbiamo a disposizione! Noi che pensavamo di essere in svantaggio  invece abbiamo un vasto assortimento di vocaboli, definizioni, concetti, sinonimi, sfumature da inserire sul biglietto da visita.

Che sfortuna quelli che devono accontentarsi di un banale sono normale.

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