suvvia

Se io avessi un brand lo chiamerei Genoveffa. Magari Genoveffa – Paris così sarebbe molto più chic.

Col mio brand Genoveffa – Paris ci aprirei un negozio in uno dei paesi più poveri del mondo, tipo nel Burundi o in Liberia, che non sono nemmeno paesi del terzo mondo ma del quarto mondo, come quando si dice di certe malattie “è al quarto stadio”. Una povertà gravissima.

Nel mio negozio ci venderei roba elegantissima: stivali con il tacco 12, cappotti in cammello, minigonne di paillettes, maglioncini in cachemire, pantaloni argentati. Tutta roba molto pratica, funzionale. Ovviamente taglie tipo la 36 o la 38, perchè le analisi di marketing con la profilazione del target delle potenziali consumatrici hanno evidenziato che il prodotto curvy, in Burundi e in Liberia, non avrebbe sufficiente rotazione di vendita rischiando di generare una perdita nel fatturato stimato nel prossimo triennio. Sempre che domattina non arrivi un colpo di stato a vanificare il mio progetto triennale, questi sono paesi non facili per fare stime di marketing.

Farebbe un figurone il mio negozio Genoveffa – Paris nel centro della piazza del Burundi o della Liberia. Con la grande insegna dotata di duecento lampadine a tortiglione di colore ovviamente bianco, accese anche di notte per tenere lontani i leoni e i ghepardi, sai mai che tentassero di pisciare sulla porta come fanno i gatti di casa nostra. In Africa mica hanno le bottiglie di acqua ai lati della porta come fanno i pensionati del mio quartiere. Cioè, non è che non hanno le bottiglie, proprio non hanno l’acqua.

A guardare la mia insegna i paesi vicini, tipo la Tanzania o la Guinea, morirebbero di invidia, oltre che di fame, di malaria, di HIV e di diarrea.

Con un minimo di spesa di ottomila euro distribuirei gadget fichissimi tipo l’abbonamento per dieci sedute sul lettino autoabbronzante o un buono sconto per il tatuaggio delle sopracciglia. I miei gadget sarebbero di altissimo livello rispetto a quelli che vengono distribuiti da chissà quale negozio come ho visto fare qui in giro: kit sanitari o kit di medicinali di base o kit ostetrici.

Ma io dico: tutta questa gente che parrebbe sempre affamata, questa storia da telegiornale della fame nel mondo, le foto dei bambini denutriti… visto che a questi del Burundi e della Liberia gli piacciono tanto i kit, potrebbero mica distribuirgli le scatolette kit e kat? Suvvia, un pochino di ingegno…

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