La pista da corsa

L’altro giorno facevo la mia corsetta intorno al quartiere, tre chilometri in cui la forza di volontà combatte contro il sonno e la nostalgia del letto caldo.

Le sei del mattino sono però un gran bell’orario: le strade sono silenziose, poco trafficate, solo qualche rara finestra illuminata e ancora più rare le persone in giro.

Mi capita occasionalmente di incontrare un ragazzo, extracomunitario, che aspetta un pulmino bianco carico di altri ragazzi extracomunitari. Il pulmino accosta e fa salire il ragazzo, per poi portarlo non saprei dove, forse ad un posto di lavoro.

L’altro giorno correvo, col fiatone perchè ero quasi alla fine dei tre chilometri, e comincia a correre anche il ragazzo extracomunitario, sulle strisce pedonali per raggiungere il pulmino.

Per un istante abbiamo corso insieme.

Nel viale deserto, i lampioni con la luce gialla e il pulmino fermo sulla strada, io e il ragazzo correvamo. Il movimento era uguale ma erano due corse molto diverse.

Il ragazzo è salito, il pulmino è ripartito e io dopo ho corso con una specie di senso di colpa addosso.

Che non so proprio perchè dovessi sentirlo addosso, ma ho pensato che nella vita ci sono quelli che corrono con un paio di scarpe comode e quelli che corrono con le scarpe rotte.

E il senso di colpa, forse, era perchè a volte si dimentica di avere le scarpe comode.

 

 

 

 

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