i panni stretti

Tendenzialmente non auguro del male a nessuno, nemmeno alle persone più cattive o stronze. Quello del lanciare condanne  mi sembra un atteggiamento presuntuoso, un po’ come elevarsi a giudice morale. Ho l’armadio pieno di difetti ed errori che preferisco astenermi dal misurare i difetti e gli errori degli altri.

Ma vi è una tipologia di persone che da un po’ di tempo non digerisco e che mi stimola pensieri acidi: i genitori arroganti.

 

I genitori arroganti sono quelli che non vedono l’ora di giudicare i figli altrui, che si permettono altisonanti pareri educativi, che hanno sempre pronta una linea guida per tutti, che si allargano dentro a realtà famigliari senza conoscerne le dinamiche.

 

A volte accade che i figli altrui siano bambini con addosso storie difficili e oltre alle storie hanno pure dei limiti, che trasformano in un percorso ad ostacoli il loro inserirsi nel mondo. Sono bambini scomodi, bambini rompiscatole, bambini che non stanno fermi, spesso arrabbiati, frustrati, incompresi. Sono bambini che obbligano noi adulti a rivedere le modalità relazionali ed educative, che portano fuori dal tran tran comodo della tabellina imparata a memoria e dei pantaloni sempre puliti.

 

Questi genitori arroganti, che invece hanno figli costruiti bene, venuti sù senza spigoli, si meriterebbero un bambino scomodo.

Non dico sempre, non dico per tutta la vita, diciamo giusto qualche giorno.

 

Farebbe bene, a questi genitori arroganti, sperimentare i ritardi di apprendimento, gli handicap fisici, gli insuccessi scolastici, le lungaggini burocratiche, i tentativi falliti, i pregiudizi delle altre famiglie, i limiti di certi educatori.

 

Dopo qualche giorno in questa dimensione parallela che è il mondo del “non sono perfetto ma accidenti non è colpa mia”, imparerebbero a guardare questi bambini scomodi con occhi diversi, imparerebbero a vedere il bicchiere mezzo pieno di una diversità che, anche per i loro figli senza spigoli, diventa ricchezza.

Scoprirebbero che ad alcune persone serve una mano tesa, piuttosto che un dito puntato.

 

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