C’è spazio per tutto

Questa mattina ho inforcato la bicicletta e, come non facevo da tempo, ho pedalato per la mia città. Che sensazione meravigliosa girovagare in completa libertà, senza meta nè fretta e, ammetto, sfruttando il mezzo per infischiarmene di divieti e sensi unici e corsie.

Giunta in piazza Martiri mi sono soffermata a guardare il Duomo: le sue vistose crepe e le transenne trasmettono una sensazione cupa, quasi un fastidio. Come se il tempo pare essersi fermato in quei metri quadrati, solo in quel piccolo pezzetto di città.

Con le strutture ancora sfregiate è come se il terremoto avesse lasciato un post-it su queste terre, un promemoria per non farci dimenticare la vulnerabilità e la provvisorietà delle nostre vite.

Sono ripartita, con la bicicletta, ma continuavo a voltarmi per guardare la cupola, come se richiamasse il mio sguardo per fissarlo sulla tragedia, affinchè la memoria non venga meno.

 

Le cose brutte restano, forse non visibili ma dentro di noi si fissano, indelebili. E sempre insegnano qualcosa.

Nella nostra vita occorre fare loro spazio affinchè insieme alla leggerezza di una passeggiata in bicicletta vi sia la forza per superare lo scossone che provocano le buche.

 

 

 

 

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