E’ mio!

In questi giorni mi è capitato di fare alcune riflessioni sul senso di possessività.

Quando ero ragazzina ero molto gelosa dei miei oggetti, ricordo che non sopportavo i miei fratelli quando dalla mia stanza prendevano matite, gomme, colori…. riuscivo sempre a scoprire i loro furti perchè avevo un mio ordine sulla scrivania e mi bastava un veloce sguardo per notare un qualcosa giù di posto. Mi arrabbiavo tantissimo perchè, non solo era stato invaso uno spazio personale,  ma erano stati presi oggetti che avevo comprato io, che servivano a me. Che erano miei.

 

Oggi non mi sento più così legata agli oggetti e non ho difficoltà a condividerli o a prestarli. Anzi, mi fa piacere regalare qualcosa che è mio, mi piace lo scambio, il passaggio di mano in mano che accresce il valore dell’oggetto, in quanto diventa importante anche per altre persone.

Poi è ovvio che vi sono oggetti personali a cui sono più legata, il cui valore affettivo, non quello economico, li rende più “miei”, più legati al mio vissuto e quindi mi è difficile staccarmene.

 

Vi è una possessività nei confronti delle persone che invece è più difficile da contenere, anche da razionalizzare.

Penso ai miei figli, che sono una parte di me e ai quali sono legata, e lo sarò sempre, da un cordone ombelicale invisibile.

Nella loro crescita è però intrinseco il distacco: gli uccellini lasciano il nido.

Penso alle persone che amo, quelle per cui nutro un sentimento di affetto o di stima e che nella mia vita sono punti fissi, sono certezze, sono a volte fari luminosi o indicatori di un percorso che ho smarrito.

Queste persone hanno un valore che non si può calcolare, si avvertono indispensabili per la propria sopravvivenza (anche se non dovremmo mai dipendere dagli altri ma questo è un altro capitolo) e diventa difficile staccarsene e condividerle, la gelosia è troppo forte e le si vorrebbe tutti per sé.

Ma poi, ho sperimentato, che più si provano a stringere a noi e più loro vogliono divincolarsi da un legame che a lungo andare procura soffocamento.

Ciascuno appartiene a se stesso, ciascuno necessita di spazi e libertà per muoversi a piacimento, entrando ed uscendo dalla vita degli altri con fluidità.

Non è facile accettare questo, non è semplice usare la logica per dire “le persone non sono mie” perchè il cuore è, penso, per natura possessivo. Non ama la solitudine.

Ma credo nell’amore che lascia liberi, nel dare gratuito, nell’accettazione dell’altro come “a parte rispetto me”, nel compromesso degli spazi e dei tempi. Si ama l’altro lasciando la porta aperta,  donandogli ogni giorno una scelta.

Come canta Sting: “If you love somebody set them free…”

 

 

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